I giganti della montagna

“Tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà”

L’ultima opera del teatro “mitico” di Luigi Pirandello, rimasta incompiuta alla sua morte nel 1936. Pirandello la definì il suo vero capolavoro: una riflessione sulla tragedia della poesia in un mondo dominato dalla brutalità del potere. Nel mito della Villa degli Scalognati, luogo sospeso e magico ai margini della società, si apre la possibilità di liberarsi dalle “forme” imposte dalla vita. Qui, attraverso la figura di Cotrone e dei suoi compagni, l’arte e l’immaginazione trovano ancora spazio. L’opera rappresenta il punto estremo della riflessione pirandelliana su teatro, vita e illusione, trasformando il teatro stesso in metafora dell’esistenza. Non mancano riferimenti autobiografici: il continuo vagabondare della compagnia di Ilse richiama quello della compagnia pirandelliana negli ultimi anni. Ilse incarna un teatro fragile e ostinato che continua a portare la poesia nel mondo anche quando viene rifiutata. Da un laboratorio di pedagogia teatrale nasce questa messa in scena, che ha lavorato sul tema dell’identità e sul confine tra persona e personaggio. In un’epoca dominata dall’immagine, la domanda pirandelliana resta aperta: che spazio ha oggi la poesia? Il finale lascia al pubblico una scelta: la poesia muore con Ilse o continua a vivere nella dimensione visionaria della villa di Cotrone?

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.